Arelis
Nel Regno dei Boschi, tutto cresceva ascoltando.
Le radici ascoltavano la memoria della terra. Le foglie ascoltavano il passaggio del vento. I fiori ascoltavano i segreti di chi si fermava a piangere tra gli alberi, credendo che nessun altro potesse udirli. Ma il bosco udiva sempre.
Tra tutti i suoi alberi, ce n'era uno giovane e luminoso di nome Arelis. Non era il più alto, né il più antico, né quello che dava i fiori più belli. I suoi rami erano ancora sottili, le sue foglie ancora piccole, e molte volte si piegava quando il vento soffiava con troppa forza.
Arelis credeva che per proteggere qualcuno bisognasse essere immensi. Credeva che solo i grandi alberi potessero dare ombra, che solo i tronchi forti potessero resistere alle tempeste, che solo le radici profonde potessero sostenere ciò che amavano.
Finché un pomeriggio, una fanciulla giunse alla radura del bosco. Arrivava stanca di portare sogni che nessuno aveva custodito. Si sedette sotto i rami di Arelis e, senza sapere che l'albero poteva ascoltarla, appoggiò le mani sull'erba e sussurrò che non sapeva più come continuare a crescere senza spezzarsi.
Arelis sentì quel dolore attraversare la sua corteccia. Non aveva un tronco enorme in cui darle riparo. Non aveva radici antiche con cui prometterle certezze. Non aveva fiori magici con cui curare le sue ferite. Ma aveva rami. Piccoli, giovani, tremanti.
E tuttavia li piegò verso di lei. A uno a uno, i suoi rami scesero con delicatezza, circondando la fanciulla senza rinchiuderla. Non la trattennero con forza. Non cercarono di impedirle di andarsene. Le offrirono soltanto un abbraccio dolce, verde, vivo. Un luogo dove riposare senza sentirsi deboli per averne bisogno.
Allora il bosco comprese qualcosa che nemmeno i suoi alberi più antichi sapevano: proteggere non significa sempre essere forti. A volte proteggere è saper avvicinarsi con tenerezza.
Quando la fanciulla si alzò, non piangeva più allo stesso modo. Le sue mani sfiorarono uno dei rami di Arelis, e là dove le sue dita toccarono la corteccia, sbocciò una piccola luce verde. Il ramo si staccò senza dolore e si curvò su sé stesso, come se ricordasse il gesto di quel primo abbraccio.
Così nacque Arelis. Un gioiello creato per chi sta imparando a crescere senza indurirsi. Per chi è sopravvissuto alle tempeste, ma conserva ancora la tenerezza sufficiente per abbracciare. Per chi comprende che la delicatezza può essere anch'essa una forma di forza.
Si dice che chi porta Arelis vicino alla pelle ricordi che non serve essere immensi per sostenere qualcuno. A volte basta esserci. A volte basta avvicinarsi. A volte un ramo giovane può salvare un cuore stanco solo perché ha osato piegarsi.
